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«Guarigione del cieco nato», realizzata da Dominikos Theotokopoulos, a cura di Alessio Fucile Storico dell’arte.

DiSame Concept

Dic 13, 2021

Ti presento «Guarigione del cieco nato», realizzata da Dominikos Theotokopoulos detto El Greco, come riportato dalla firma in basso a destra. Si tratta di un dipinto del 1573, conservato nella Galleria nazionale di Parma.

Il Vangelo di Giovanni narra dell’incontro tra Gesù e un cieco, il quale è qui rappresentato sorretto da un uomo mentre tiene in mano un bastone per potersi orientare tra la gente. Gesù è la figura centrale: coerentemente con l’iconografia tradizionale, è vestito di blu e di rosso ad indicare la sua doppia natura, divina e umana. Il suo volto è il punto più luminoso del quadro ed egli tiene gli occhi abbassati teneramente verso il cieco. Al contrario, i discepoli non sono capaci di questo sguardo, non si preoccupano minimamente del cieco perché sono troppo impegnati a discutere tra di loro: «Chi ha peccato, lui o i genitori perché è nato cieco?». Il malato, assieme con i suoi drammi e con le sue necessità, diventa così una categoria e un fenomeno di fronte al quale disquisire, come se trovare una spiegazione alla condizione di quell’uomo equivalesse a motivare anche la presenza del male nel mondo.

Colpisce la figura di spalle che indica qualcosa. Nella pittura cinquecentesca le figure rappresentate di spalle o a mezzo profilo hanno spesso il compito di commentare la scena o di suggerire un significato altro. Nella «Trasfigurazione» di Raffaello, ad esempio, una donna di spalle posizionata al centro del quadro indica qualcosa: si tratta della personificazione della fede, che invita gli apostoli a guardare all’episodio della trasfigurazione per comprendere il perché non fossero stati in grado di guarire un indemoniato; solo infatti dopo la Pasqua, e dunque dopo aver ricevuto il dono dello Spirito Santo, saranno capaci di operare miracoli come Gesù. Anche nella tela parmigiana il personaggio di spalle ha qualcosa da insegnare: benché la guarigione del cieco occupi lo spazio centrale dell’opera, quasi nessuno si cura di lui – la sua solitudine è accentuata dalla città rappresentata lontana, dallo sfondamento prospettico che contribuisce anche a separare Cristo dall’architettura che lo circonda (tecnica già utilizzata dal Tintoretto) e dai vari gruppi che attorniano l’evento – ma è proprio la gamba dell’uomo di spalle ad inserirsi armonicamente nel movimento del braccio del cieco, quasi creando un tutt’uno con esso. Quella figura di spalle potrebbe in verità essere lo stesso cieco colto in un secondo momento, ovvero quello in cui Gesù si allontana dalla folla: veste in modo simile al cieco nato e, con il suo abbigliamento, suggerisce di essere stato intimamente guardato da Cristo.

Il miracolato rimane solo davanti alle domande incalzanti, alle quali risponde però con grande semplicità e sincerità, benché non siano in molti ad accogliere le sue spiegazioni: egli indica un punto esterno e lontano, ma questo invito a “guardare in alto” è accolto solo dal personaggio con il copricapo orientale. Gli altri guardano solo distrattamente, rimangono all’esterno, non vogliono compromettersi; nemmeno riescono veramente a “vedere” il miracolo. A chi chiedeva «Non è quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?», alcuni rispondevano «È lui», mentre altri «No, ma gli assomiglia». Ma egli insisteva: «Sono io!». Così gli chiesero: «Come dunque ti furono aperti gli occhi?», a cui egli rispose: «Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: Và a Sìloe e lavati! Io sono andato e, dopo essermi lavato, ho acquistato la vista». La piscina di Siloe si può infatti vedere dietro ai personaggi in primo piano.

Un punto di vista unico è invece quello di Gesù: «Né lui né i genitori hanno peccato, ma è così perché si manifestino le opere di Dio». Egli rifiuta così la teoria della retribuzione secondo la quale ogni sofferenza è causata dal peccato, ma aiuta a guadare alle situazioni con lo sguardo di Dio. La risposta sul peccato e sulla morte verrà data nel momento della croce e della risurrezione e l’ora della Redenzione che pare indicata dal giovane di spalle. Se la persona che aiuta il cieco guarda da vicino i gesti di Gesù cercando sinceramente di capire il mistero, tra la folla vi è anche una persona che guarda verso di te: forse è un ritratto del pittore da giovane oppure è un membro della famiglia Farnese, probabilmente Alessandro, futuro duca di Parma e combattente vittorioso a Lepanto. Lo sguardo rivolto a te di questo misterioso personaggio è un chiaro invito che l’artista ti rivolge: chi è per te Gesù? Un uomo, un profeta? Uno tra i tanti? Oppure è Colui che ti conosce più di chiunque altro potendo così dare senso e significato alla tua vita?

Grazie per la tua attenzione.